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distilleria
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20/06/2009 Un'altra ultima volta
Una volta alla settimana passo accompagnata, o sarebbe meglio dire che accompagno, là dove Via Solari incontra Via Montevideo. Lì non può cantare a squarciagola Gente di mare o Lariciumbaralillallero-lariciumbaralillallà, ma si adegua - e non sempre - al sottovoce della libreria non affollata, di timidi avventori, quasi sempre sulla cinquantina. O almeno questo è il fine. Dritta all'angolo dei librini della Pulcinoelefante, quelle minuscole pagine con poche parole sfornate in giornata, a tiratura limitata, spulcio qua e là, mentre lui mi guarda fisso, io gli chiedo con gli occhi "che c'è?", lui esclama nasale: "Quanti liiiibriii!" e poi ogni volta si presenta alla ragazza tendendole vigoroso la mano. Lei gli chiede: "Ti piace leggere?" e lui risponde con un secco no. Aggiunge: "Mi piacciono le librerie e basta". Ed è sempre la verità. Trovo una certa Annelisa Allevi affianco a un disegno a cuoricino, di Bruno Ceccobelli, e sì, con la e, Edizioni Labirinto, colore rosso. "Mi piaaaace", sempre più nasale che possa. Si intitola Lettera in forma di sonetto e piace anche a me. ![]() Mentre leggo, mi porta a far vedere una copertina con una balena: "Beeeella", però mi distrae la commessa che parla con l'unica cliente - oltre noi, si capisce: "A breve chiudiamo, il tempo di vendere gli ultimi libri". Una crepa, dall'incavo in giù, nel mezzo, dove nessuno vede, ma faccio finta di niente, come si conviene. - "Usciamo, dai" - "Sono stato bravo?" - ... - "Sono stato bravo, Manuela?" - "Come si dice?" - "Mi sono comportato bene?" - "Sì, ti sei comportato bene" - "Noi prigionieriiiii in queste grandi cittàààà viviamo sempre di oggi e di ieeeriiii inchiodati allaaa realtàààà..." -"E la gente di mareeee vaaaa". distillato da china |
22:04 | commenti (1) 27/03/2009
La ragazza kamikaze poesia
che ti uccide e si sfracella in quattro righe 26/03/2009 Il mondo secondo E., 4 anni
L'annaffiatoio è una campana che fa acqua da tutte le parti la distanza si misura con le braccia la sorpresa è in un'ombra del pomeriggio che l'allunga il suo gatto è beato ah sì? e perché? perché è andato in cielo e da lì cattura meglio gli uccellini. 11/02/2009 ...
all my instincts, they return and the grand facade so soon will burn without a noise without my pride I reach out from the inside. distillato da china |
15:13 | commenti (2) Per tutte le zanzare del naviglio
![]() Presentazione e reading con Francesca Genti e Anna Lamberti-Bocconi Circolo Arci Martiri di Turro 12 febbraio alle 21 ![]() Ivan, Poesia viva Spazio Oberdan, dal 13 febbraio al 15 marzo Vernissage: 12 febbraio alle 18 14/01/2009
T(r)itolo
Dimenticarmi l’abbonamento della metro, quando è troppo tardi per tornare indietro, comprare i faretti nuovi e puf, vederli bruciare appena avvitati, versare i soldi in banca e ritirarli al bancomatt subito dopo, sembrare assolutamente arcigna, arrabbiata, risentita, mentre è solo il sovrappensiero, fare la lista delle cose da fare, mettere una v accanto alla metà soltanto, affondare il coltello nel pane e vederlo guizzare via da dove non pensavo, non essere d’aiuto a chi mi chiede la strada, sentir baccagliare al telefono parole malfatte o ragazza che frigna per strada, inciampare sul piede, salutare sbagliando i tempi, troppo prima troppo dopo mai, sorprendermi a fare vocine al passaggio di un cane, credere di sbagliare invece far giusto, viceversa soprattutto. 10/01/2009 Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
in quell'aria spessa, carica di sale, gonfia di odori ![]() Da che son qui, nell'anno nuovo, mi sveglio coi flash del cielo striato di Genova e faccio colazione sulla panchina lungo la via del mare, dove un signore barbuto legge (da lì per sempre) il giornale frusciante di vento. Rispolvero le foto che niente catturano - e sono io che non lo faccio - certe canzoni che sembra ovvio siano sempre esistite riprendono un po' di quel che non ho dato. Il profumo sì, delle spezie, della cucina, impregnati i muri vecchi dei caruggi, dove si vedono e non vedono le donne che vendono l'amore. Il sapore sì, dello stoccafisso con le olive taggiasche e i pinoli, il vermentino e, prima ancora, i fritti di pescetti lungo il porticato, buoni di mugolii prolungati. E certamente Faber e gli altri dappertutto, nei reticoli ombrosi dell'angiporto, una scritta sulla targhetta di Via del Campo e i rimbalzi d'adesso, del venerdì sera, mentre rispulcio canzoni, interviste, Spoon River e aneddoti della Pivano, come se fosse una mano nuova. In un filmato, prima del concerto di Sarzana dell'81, c'è lui che cammina per la cittadina con una camicia rossa, l'audio staccato lo osserva muoversi tra le viuzze. E ci sono alcune facce di astanti, ancora dentro lo strascico degli anni settanta, che da là rovistano e chiedono dove saranno e cosa sarà loro rimasto di quella sera, mentre già dormivo o facevo bollicine dalla bocca, qualche regione sotto, vicino ad altro mare, col sorriso mezzo sdentato e stanco. [Oggi e domani al Circolo Arci La Scighera, L'ombra che mi fa il verso - De Andrè e le canzoni popolari] 24/12/2008 A Risiero
Per le scale senza ringhiera i mattoni in cotto, vecchi, traballanti, il camburino e le vigne da zappare, i pendii, il presepe con le pecore di pasta che il gatto ci fa festa, l'albero coi mandarini appesi, il vetriolo, la calce spenta e acqua e zolfo per le viti. Le corse sull'aia, la festa della battitura e del maiale, le piscine di grano, la doppietta appesa ad avancarica, la crina e l'erba dei conigli, l'acqua dal coppo e l'orcio, la vacca da mano e quella da solco, il melotto, il fieno sulla treggia, la colazione sul campo: patate spezzatino ragni saltarelle e pane di nove giorni; la peccia coi pulcini la luna piena e Full alla catena. Per la tuta da operaio avventizio, coi figli da studiare, l'ape, la brunalpina, l'olandese, il latte, le poste, i misurini. Tre stanze, tre piani, trentatre gradini. E ancora pendii, sentieri, parchi e giardini. Per la Cinquecento a quarant'anni, che erano tanti ed eri alto e forte, e lavoro, lavoro, casa popolare e figli ancora da sistemare. Per i primi segni che non è per noi l'eternità. Per i figli che poi vanno via. Per il riposo che viene, ma non l'ozio e le giornate per chi sa quel che sai fare. Per il tempo che viene e che va piano, adesso, e dà la dimensione di quanto sia vano, spesso, ciò ch'è umano, ché ci si guarda dentro, nel silenzio del non detto, che parla più di cento radio radicali, perché il dovere, il rispetto, l'onestà, il lavoro. Sapere ch'è normale che ci sei, da tanti anni, e non tu solo. Sentirvi tu e lei porto sicuro, ponte, roccia, tetto che ripara. Per tutto questo e per il bene che ci lega perché sei il padre nostro, grande sempre finalmente, grazie adesso e tanti anni ancora. (Mio zio per gli ottant'anni del nonno. Perché mi commuove sempre) 18/12/2008 ♦
Il tempo si ritaglia dalla carta da regalo, come un dono che ti fai per ciò che reputi importante, necessario, indiscutibile, insostituibile. Il resto è lì quasi per caso, un po' rosicchiato, stiracchiato, non pensato, che ne so, neanche per il calendario. Tempo da ritagliare, rafia e carta da regalo. 10/12/2008 A volte
Ogni tanto mi torna in mente un pezzetto di El abrazo partido, trascritto nel taccuino senza un senso preciso. Ecco quale pezzetto: Rita: Qual è la frazione di tempo che ti piace di più? Ariel: Cosa? Che vuoi dire? Rita: E' chiaro, la misura, se sono gli anni, i mesi, i minuti, i secondi... Ariel: Ah, sono i lustri. Rita: Che? Ariel: I lustri, sono cinque anni. E a te? Rita: A volte. Ariel: Anche tu i lustri? Rita: No, a volte è la misura di tempo che mi piace di più. 09/12/2008 Solsbury hill
Trovati in casella e passeggiati, da un paio di giorni, i 7/4. Kyte - Solsbury hill (Peter Gabriel) (Disegnino di kate sutton) 08/12/2008 Il bento di Wall-E
![]() Altri meravigliosi bento di Kick in the head. Oltre a Totoro che dorme e che vola, strani e misteriosi esseri con testa di verza occhiolinide. [Grazie alla Fagotta] 07/12/2008 How the day sounds
Greg Laswell - Three flights from alto nido (Vanguard) Rigorosamente in ordine sparso, come si conviene, gli albi più arroventati dell'anno. Inizio con Greg Laswell così com'è iniziato luglio e l'invivibilità di questa casa e di questa città. La copertina alleggeriva, probabilmente, sollevando in alto lo sguardo che sfrangiava le chiome folte, succede in autunno e a volte, di trovarvi un nido. In laterale, si ritagliava un posto fresco fatto di sweeping piano, qualche timido riff di chitarra e voce soffice.
![]() Frightened rabbit - The midnight organ fight (Fat Cat)
Ascoltati tantissimo, questi scozzesi, di sicuro in qualche stazione della spola giù e su. Canzoni da trasbordo, ché quando li riascolto mi vibra un po' tutto come in treno, seduta sui seggiolini estraibili del corridoio, a ripensare. Si parte piano come nell'amara e bellissima Backwards walking, senza badare al testo che fa I'm working on erasing you, I just don't have the proper tools, I get hammered, forget that you exist, there's no way I'm forgetting this, per finire nell'accelerata audace rivalsa You're the shit and I'm knee deep in it, tiè. ![]() French kicks - Swimming (Vagrant) Catturata da Abandon, in prima battuta, e poi da tutto il resto, promuovo cum laude questi newyorkesi qui e il loro quarto disco ampiamente snobbato. Per le atmosfere meticce e le sonorità intrecciate, come il passaggio dalla sincope New man al dopo tramonto Said so what. O meglio, dall'andata al ritorno che, rispetto all'andata, sembra sempre più lento, lontano e diluito.
![]() South - You are here (Bluhammock/Young American) I South concludono la triade primaverile di questi ultimi due album, sarà che si succedevano nell'mp3 in modo furente. Ci voleva del British, dopo i reiterati Athlete dell'anno scorso, che poi non hanno mica trovato eguali. In loro ho sguazzato beata per tutto aprile. Mi ricordano, in particolare, la sagra della zuppa in zona Corticella, a Bologna. Ma queste sono altre storie.
![]() Vancouver - Even my winters are summers (Recycled Music) Unico disco italiano nel novero. Non poteva che andare così, ascoltata la prima canzone alla rinfusa, ancora rinchiusa nelle stanze bianche di lezioni in via Torino, d'estate; pensavo ardentemente d'essere altrove, fin quando poi sono finita in incantevoli giri costieri con questo disco a ripetizione. Prendi un tramonto a Manarola, il pane con burro e alici di Monterosso, la via dell'amore di sera in silenzio, la sagra dei testaroli in quel cucuzzolo sperduto. Ci piacevano gli anni Novanta, no?
![]() Coldplay - Viva la vida or death and his all friends (Parlophone/Capitol) Ebbene sì, ci sono anche loro, limpidi come fortunosamente per alcuni secondi è stato il mare della Sassonia di Fano, ad agosto. Le altre volte era fosforescente, soprattutto se si agitava sotto il solleone del meriggio - bello lo stesso, nell'abbaglio. Al bar Splash si poteva ascoltare l'inflazionato singolo, il pezzo che però mi ha tenuto lontana da Chris Martin fino a quell'istante, quando l'offerta di una cuffia, stesa sull'asciugamano liso di Lupo Alberto, mi ha invitata all'ascolto. Non se ne sarebbero più andate, almeno fino all'equinozio, Strawberry swing e Lovers in Japan, Delacroix e Frida Kahlo a parte.
![]() Peter Broderick - Home (Bella Union) Già autunno, non temete. It's alright è la tipica canzone che mi seduce subitissimo. Se si sopporta la pacatezza e con pazienza si prosegue l'ascolto, senza tacciarlo di lentezza inaudita e sussurri appena accennati, si scopre l'intensità zoppicante di questo disco ancora acerbo. Adatto agli accenni di pioggia settembrini, come Below it (la parte per il tutto), soprattutto quando tira fuori le dita. Io ci ho cucinato sopra tantissimo.
![]() Micah P. Hinson - Micah P. Hinson and the red empire orchestra (Full Time Hobby) Micah è sempre Micah. E' una canzone dedicata, un venerdì tra i tanti. E' When we embraced che dura troppo poco, come il torrone di Tonara alle noci nella mia dispensa o la crema di marroni. Durante un concerto riminese di qualche anno fa, lumava con microsecondi di sguardo languido la fidanzata, giù tra il pubblico. Ora, più meditabondo e disincantato, ha l'amore che imperversa e, a randa, la malinconia.
![]() Death Cab For Cutie - Narrow Stairs (Atlantic) Non è Transatlanticism, è chiaro, ma un volo andata e ritorno della Ryanair per Amburgo, lassù dove la Germania s'affaccia alla Danimarca, e un concerto vicino alla Reeperbahn. Un viaggio indimenticato che segna il tragitto ottimista da No sunlight a Your new twin sized bed, passando per The ice is getting thinner. E così via, via in ogni dove, da tutte le parti. (Comunque, detto inter nos, a me piaceva molto anche il fake)
![]() Styrofoam - A thousand words (Nettwerk) Fa parte del viaggio teutonico di cui sopra, perché ci voleva un po' di svagato pop elettronico al posto di un migliaio di parole, fossero anche non dette. Melodie immediate e sensazioni epidermiche o, detta à la Manuel Agnelli, voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida. E poi c'è Josh Rouse, voglio dire, e quel pronunciare la esse sibilante di chi ha i denti disordinati.
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20:23 | commenti (2) 05/12/2008 Rain makes the morning seem so dramatic, full of meaning
![]() ![]() Sharon Frost* fuori e dentro la metro F di New York. distillato da china |
11:53 | commenti (2) 04/12/2008 Multa assicurata
Nei pressi di Via Archimede il giovedì c'è il mercato, ingombrano le station wagon i marciapiedi e le signore cotonate hanno le buste a ruote. Incontro sempre una dogsitter sudamericana con due cagnoloni così pettinati da sembrare le siepi dei vicini arditi. Dentro le auto lunghe o i camioncini, sul cruscotto, numerosi pezzetti di carta: "Sono quello della frutta", "Devo consegnare al ristorante, veloce", "Guasta", "Non rimuovere", Vince il premio foglietto del giovedì una jaguar nera beatamente parcheggiata sugli spazi riservati ai motorini: "Sono al centro estetico". L'albero di Natale in Piazza Duomo
Lo stavano montando oggi pomeriggio, altissimo, col trucco. In punta hanno attaccato un altro abete piccolino. In fondo, conficcati nel tronco come portabandiere, supporti per l'innesto dei rami di un altro albero ancora. Nessuno se ne accorgerà, nel luccichio. Da una lettera di Rilke a Clara, marzo 1907: Il guardare è una cosa così strana e meravigliosa, della quale sappiamo ancora tanto poco; guardando siamo interamente rivolti verso l'esterno, ma proprio quando lo siamo di più sembrano accadere in noi cose che hanno atteso con passione di non essere osservate. 26/11/2008 Da quando
Si è estinto il delfino Baiji nel fiume Yangtze gli orsi della luna hanno i cateteri nella cistifellea le baie del nord si tingono di rosso. ![]() (...) spero che l’azzurro di quel cielo sia per te qualcosa di bestiale un azzurro del tutto insostenibile ancora peggio di venire al funerale: quell’azzurro-cielo deve rimanere un colore senza niente di colore che il nero in confronto è come il sole che riverbera sopra il sangue e le lamiere. (Francesca Genti) distillato da china |
14:00 | commenti (1) 25/11/2008 Oh, Paris!
Essendo una bolachasiana incallita, non mi sono persa una delle sue ultime infornate. Si tratta del disco di debutto del tremebondo Dent May & His Magnificent Ukulele, in uscita il tre febbraio prossimo. Anche se devo ancora abituarmi a quell'otto, l'anno è iniziato più o meno con When you were mine. Cover di Prince a cui, tra i tanti, nemmeno Cindy Lauper rinunciò, è l'agrodolce mazzata di un amatore che ora ama più di quando, ciecamente, dormiva insieme a lei e a chi gliela rubò. Storie andate, adesso è il tempo dispari di Love song 2009. Dent May & His Magnificent Ukulele - When you were mine
Dent May & His Magnificent Ukulele - Love song 2009 distillato da china |
16:36 | commenti (3) 22/11/2008 22
Li ho contati con le dita. Tra il ventidue febbraio e il ventidue novembre corrono nove mesi, quasi un bambino che nasce col fiatone. Un mese ha più o meno quattro settimane, ma a conti fatti tante giornate e giri del sole approssimati in mezzo. Nove per quattro fa trentasei, e va bene che ci sono mesi di trentun giorni e mesi che no, ma qui c'è un furto di quattro settimane, le tabelline non mentono. Ci sono quaranta venerdì. C'è un mese non di fila, ma di pezzetti ritagliati qua e là. Il calendario fa nove mesi e invece sono dieci, rivendico! 19/11/2008 Non cercavo questo, cercavo
Le volte che è con furia che nel tuo ventre cerco la mia gioia è perché, amore, so che piú di tanto non avrà tempo il tempo di scorrere equamente per noi due e che solo in un sogno o dalla corsa del tempo buttandomi giú prima posso fare che un giorno tu non voglia da un altro amore credere l’amore. (Giovanni Raboni) 31/10/2008 Das Unheimliche
Per esempio, leggendo un libro nuovo, al di là dell'ambientazione reale, certe frasi si posizionano in luoghi dell'esperienza, come un salotto di qualche tempo fa, un vecchio locale chiuso, o un angolo di strada di una città remota. E’ una sorta di scenografia posticcia e mal scelta che se ne sta lì a sistemare i concetti sulle scansie, se ci sono, o al posto di un segnale stradale. Insieme alla sala d'attesa del dentista, la new entry è la galleria Photology di Milano dove, di recente, ho visto la piccola mostra Dream House di Gregory Crewdson. Là dietro, passando per un cortiletto, si entra in una stanza bianca e minimale, a elle, mi pare. Non me ne sarei accorta se non aiutata, stamattina, dalle gocciole extradark che mi hanno ricordato quella pubblicità notturna, e di lì, ah, luci centrali, l’ombra di Lynch e Tilda Swinton. Stavo facendo colazione con quell’impronta, non so se un’impressione. The Speedies (il gruppo powerpop di Crewdson, anno '79, roba da CBGB) - Let me take your photo (video dal tubo)
05/09/2008 Sempre di questi tempi
The title of Jennifer O’Connor’s new album, Here with Me, gives us only part of a phrase. And that phrase could go a number of different ways. It could be a demand to someone, like “be here with me”. Or, a statement, as in “you are here with me”. It could even be, “stay here with me”, implying that the person O’Connor is singing to is already with her. And it can also be a wish, like she sings in the title track, “I want you here with me.”*
Always in your mind Jennifer O'Connor - here with me Jennifer O'Connor - valley road '86 distillato da china |
12:43 | commenti (2) 03/09/2008 Il momento dello sgombero
Ho immaginato il momento dello sgombero, col soffio sopra la polvere e la pelle accapponata di una voce che evoca testi lontani, di animali e amici persi. Colori sbiaditi di un classico abbaglio che unisce periferia californiana, registratore, cameretta e staccionate bianche. Se ho ben capito, la storia dei Falcon - da non confondersi con The Falcon, per carità - parte da qui. Dal ritrovamento di centinaia di canzoni registrate a mezzo fisher price, alla fine degli anni ottanta, tutte firmate da Jared Falcon, ragazzo di quattordici anni di Petaluma. Jared lavorò fitto a trecentotrentasei pezzi fino all'ottantasette, anno dell'istituzionalizzazione e stop. Due compagni di classe del tempo, Shannon Ferguson e Neil Rosen, vent'anni dopo decidono di rianimare quei pezzi, formando una sorta d'incontro tra una cover band e Cyrano De Bergerac. A questo punto, nasce spontaneo un messaggio privato: o mia cara G. P. che non sento da anni, ormai avvocato, sposata, forse cerchi anche un figlio, se rassettando tra gli scatoloni del trasloco recuperi quella mia atroce cassetta, chiamami subito. Il numero è lo stesso.Falcon - sandfighter Falcon - q of t (via parasites & sycophants) Ma la mia preferita è birds and mice. 26/08/2008 Il sole dà alla testa (quello che la testa all’ombra toglie) Misuratamente se accarezzo un gatto, la coda si erge e comincia a ronfare, ma se supero - e non mi accorgo - il tempo stabilito o più energica si fa la mano, lui miagola e se ne va stizzito. Per non arrivare a quel punto, mi fermo prima o molto, privandomi di almeno un istante di fusa. Se radunassi tutto quel tempo privato che non uso affinché l’azione non volga al contrario, ci starebbe dentro, forse, un altro gatto da lisciare, un altro gatto da fermarmi, prima di strafare; e dentro quello spazio un altro tempo ancora, levato. distillato da china |
15:52 | commenti (2) 18/07/2008 Mantua me genuit
![]() Nel sopore della latitanza, mi era sfuggito l'elenco dei nomi del Festivaletteratura mantovano, quest'anno dal tre al sette settembre. Tra i tanti, la coppia Jonathan Safran Foer e Nicole Krauss.
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15:31 | commenti (2) 17/07/2008 Down there in the Reeperbahn
Tom Waits - Reeperbahn
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"Tu sai guardare come cicala,
come se fossi l'unica cosa"
(Northpole) 02blog a day in the life banality bestiario blackhair blue blanket bolla brouhahaha daria ele empty's room enofede enver friends of mine garnant icepick imogene inkiostro jeff buck l'ordine carmelitano la bellezza delle cose lafagotta logantime lonox martu mazarine ombrello passengerseat polaroid subliminalpop tangerine toscanella tragedie greche whistlestopcafe *loading* |